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  1. 12/1/2012

    Foto stupenda!

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  2. 03/30/2013

    Tutto giusto e bello ed evnigelaco, ma perche8 i cristiani europei hanno cosec tanta paura a pregare pubblicamente per i cristiani perseguitati i altri paesi ? Il 21 novembre molti si sono dimenticati di ricordare nelle Messe l’intenzione del Papa, eppure eravamo in chiesa , non in piazza, cosec come quando il card tettamanzi a giugno invitf2 a ricordare nelle Messe domenicali Padre Luigi Padovese, sgozzato in Turchia, le dimenticanze si sono moltiplicate, in chiesa intendo , non nelle piazze.Ci sta a cuore il destino di tutti gli uomini, ma la predilezione per i fratelli cristiani, specie se perseguitati, e8 il primo livello di partecipazione, perche8 senza cristiani veri , (alcuni cristiani potrebbero sopravvivere fisicamente, ma cedere alla paura, ecco perche8 bisogna pregare per loro) neanche gli altri non incontreranno mai la salvezza che e8 solo Cristo.I discorsi finora fatti sono molto belli ed eleganti, ma senza questo legame direi quasi carnale con i cristiani perseguitati, che e8 evidente , manca di molte espressioni o forse manca e basta, tutto e8 evanescente

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  3. 04/5/2013

    Anni fa assistetti ad una scena in cui un mio amico prete “correggeva fraternamente” un ragazzo durante un “campo estivo”. Quello che mi colpì fu che, finito l’episodio, i due si ritrovarono a giocare nella stessa squadra a pallavolo, come se nulla fosse accaduto. Con i miei studenti so per esperienza che un rimprovero funziona se, dopo, la comunicazione resta tra noi uguale a prima, se emotivamente non abbiamo chiuso o ristretto il canale per “comunicare”. Credo sia una bella cartina di tornasole per capire se la correzione è stata o no fraterna.Allora però bisognerebbe dire che la correzione fraterna esiste solo dentro alla logica della condivisione. L’emozione che fa da base ad una correzione non è l’antipatia, ma l’empatia, la possibilità di mettersi nei panni degli altri. Camminando nelle sue scarpe per un po’ posso offrire a lui di capire che quelle scarpe sono più funzionali se indossate in un certo modo piuttosto che in un altro. Ed io però non me ne torno a casa con la sensazione di chi ha vinto, e nemmeno di chi è rimasto completamente impermeabile a quelle scarpe. Qualcosa mi resta addosso e forse anche io posso “cambiare” un po’ il mio punto di vista.Ma se non lo facciamo noi all’interno della Chiesa, cosa sperimao che questo lo possa fare chi vive secondo la logica del mondo?

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